pensieri sparsi sul "Successo"
Discutevo con un'amica che ad un certo punto sbotta "...ma in fondo, poi, cos'è il successo?"
e aggiunge "Veramente mitico per me è chi resta sempre e IN OGNI CAMPO coerente con se stesso. Veramente mitico è chi ha il coraggio di essere se stesso anche quando non conviene"
Penso che al di là della comune visione che tutti abbiamo di successo(vedi Onassis piuttosto che Bill Clinton o Bill Gates) ci siano delle persone che hanno raggiunto una formula di successo più piena (vedi Walt Disney, Richard Branson di Virgin, Madre Teresa di Calcutta, Papa Karol Wojtyla) piuttosto che persone di cui sconosciamo l'esistenza ma che hanno vissuto e magari stanno vivendo nella realizzazione del proprio sogno, della propria visione.
Ecco, penso che ci siano due forme di successo che forse probabilmente si alimentano vicendevolmente:
- la prima, quella più intima e interiore che si manifesta davanti lo specchio la mattina e la sera;
- la seconda, quella più diretta e "concreta" che si materializza a scuola, sul posto di lavoro, nei locali alla moda, all'interno delle comitive e delle compagnie e comunque del mondo che ci sta intorno e in cui siamo immersi.
In parole più dotte.....credo fortemente che ognuno di noi possa essere identificato come un individuo immerso in un contesto di socialità; questi due aspetti compresenti comportano una dimensione di vita intrapsichica e una interpsichica: l'equilibrio va raggiunto su entrambi i livelli perchè ci possa incamminare su un "percorso di successo".
Alla base di tutto penso che a causa della complessità del contesto attuale ci sia una difficoltà in più che consiste nella definizione della direzione verso cui tendere; credo che la vera domanda che oggi ognuno di noi si ponga è "cosa voglio?" "qual'è il mio sogno?"

2 Comments:
Mi piace quando fai queste domande esistenziali... diciamo che la domanda che mi faccio più spesso è "faccio quello che faccio perchè lo voglio veramente o in realtà è perchè ho paura di deludere l'immagine che gli altri hanno di me??" e così mi accorgo che non solo il concetto di volere ma anche quello di successo assume una concezione diversa... mille concezioni diverse, considerate le mille immagini che gli altri possono avere di me o che addirittura io credo che loro abbiano di me...Ma credo anche che in alcuni casi non ci si voglia convincere che l'immagine che gli altri hanno di noi sia proprio quella giusta... e che cerchiamo di essere quello che non siamo.. ma è solo orgoglio a volte... perchè altri ti conoscono meglio di quanto tu credi e ciò che fai, alla fine, lo fai perchè veramente lo vuoi e perchè è la TUA immagine di te stesso.. solo che non te ne sei ancora reso conto...credo:)
Ricordo lo "specchio rotto" di Pirandello, era una metafora con cui il genio mio conterrone indicava la natura dell'individualità umana ossia il riflesso della propria persona nei resti di uno specchio rotto....
cosa pensi ne venga fuori? beh la ripetizione continua della propria persona secono forme e inclinazioni diverse....
Non male se poi unisci ciò alla considerazione che "veritas in fieri"...la verità è un flusso in perenne divenire non un entità fissa e immobile.
Uniamo il tutto: esiste un'individualità che possa essere circoscritta e definita istante per istante? Ipotizziamo che NON POSSA ESISTERE....come potrebbero convergere quindi la dimensione esterna e quella interna del successo?
Bel quisillibbus :-) penso che tutto ciò scateni proprio la confusione - leggi difficoltà, impaccio - che mi sembra di leggere in quello che scrivi. Siamo costretti a fissare un'individualità più per necessità esterne a noi e muoviamo all'azione più in funzione di variabili esogene piuttosto che endogene.
Bravi pirla che siamo....:-)
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